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La visione è di gran lunga il principale mezzo attraverso il quale l'uomo entra in relazione col mondo che lo circonda.

Normalmente, tale relazione viene vissuta come esplicantesi in un "continuo". Ciò che è visto, è posizionato su piani diversi (lontano-vicino) ma è percepito come continuità. La "continuità" del processo visivo è assicurata da un meccanismo di messa a fuoco automatica per tutti gli oggetti dall'infinito fino a brevi distanze.

Tecnicamente tale intervallo è delimitato da due estremi: punto remoto-punto prossimo. Il processo visivo all'interno di questo intervallo prende il nome di "visione confortevole".

Viene un momento,nella nostra vita (solitamente fra i 40 e i 45 anni), in cui il meccanismo che consente questa continuità nel rapporto visivo tra gli oggetti alle diverse distanze va in corto circuito: la continuità si interrompe. Tutto ciò che si trova vicino diviene sfocato. Il mondo del lontano non è più un continuo col mondo del vicino.

 

In fisiologia tale fenomeno viene spiegato con la diminuzione dell'elasticità dei muscoli della zonula di Zinn e con l'irrigidimento del cristallino. Da quanto detto si evidenzia che l'unico mezzo razionale per ottenere la migliore riunione di questi due mondi, lontano-vicino, è la lente progressiva (a focale variabile).

Le lenti monofocali, le bifocali, i mezzi occhiali o qualsiasi altro mezzo correttivo sono solo soluzioni incomplete anche se valide da un punto di vista operativo. Concettualmente sono dei compromessi.

Le lenti progressive sono i mezzi correttivi più razionali che ricompongono in un unicum il mondo del presbite. Le lenti progressive non sono lenti speciali nè tanto meno lenti ad alto contenuto tecnologico, bensì ad alto contenuto concettuale.

Vantaggi:


L'aumento progressivo della potenza rifrattiva permette di trovare per ogni distanza il punto corrispondente sulla lente diottricamente esatto, cosa che riesce tanto meglio quanto più grande e quanto più alta è la profondità di campo e quindi l'intensità luminosa nel campo visivo.

Il fatto che manchi la linea di separazione, rende unitario e continuo il campo visivo senza quei difetti che in realtà significano mancanza di informazione (eliminazione del salto d'immagine).

Da un punto di vista estetico le lenti progressive sono più piacevoli da usare.

Certo, ci sono anche alcuni
Svantaggi:

 Perdita di nitidezza alla periferia, soprattutto sulla media distanza ma anche nei bordi delle cosiddette zone stabilizzate per vicino e lontano.
Le distorsioni localmente variabili a causa dell'astigmatismo che possono rendere più difficoltoso l'apprezzamento di piani e linee come anche della profondità.
Un campo visivo non distorto che sia sufficientemente ampio; cosa che le rende problematiche in certi lavori artigianali.
Molte di queste sensazioni negative sono ridotte al minimo nelle progressive dell'ultima generazione di almeno una grande marca. E tendono a scomparire dopo un breve periodo di adattamento.

Sono da considerare eccezionali i casi in cui, in una situazione di equilibrio visivo di base non pessimo, e comunque non trovandosi in presenza di elevata anisometropia, ci si trova di fronte ad insuccessi nell'adattamento alle lenti progressive. Elenchiamone qualcuno: Innanzi tutto, le lenti progressive devono essere di grande qualità. I marchi più prestigiosi (tedeschi, francesi, giapponesi) sono più o meno tutti affidabili. Il principio è che non esistono lenti progressive "discretucce": o sono ottime, o fanno schifo.

Le lenti progressive non perdonano gli errori di montaggio o di centratura.

Guai a pensare che, se si legge bene il giornale con un occhiale, mettiamo, da 2 diottrie, la zona da vicino delle progressive debba essere pure di 2 diottrie: per tanti motivi, non è così.

Il paziente deve rendersi conto che nessuna lente riporta i nostri occhi ai vent'anni; e che, in ogni caso, siamo noi che dobbiamo abituarci agli occhiali: gli occhiali non possono abituarsi a noi.

E allora, progressive sì o progressive no?
Ma sì, certamente. Ma attenzione a due variabili di importanza fondamentale: la qualità delle lenti e quella dell'ottico.

Soprattutto la seconda. Perché un ottico di qualità non vi darà mai una lente progressiva che non ritenga la migliore del mondo.

NOTE

Potenza rifrattiva: ciò che comunemente è chiamato"gradazione degli occhiali"

Ottica Palmisano

C.so Vittorio Emanuele 85 - Talsano (TA) Tel.+39-0997313368